Oggi vi propongo l’intervista allo scrittore Diego Galdino

Ciao Diego ti chiedo di presentarti ai miei lettori

Ciao mi chiamo Diego Galdino, tanti mi definiscono il barista scrittore, altri il Nicholas Sparks italiano. In realtà sono semplicemente un barista che al momento è pubblicato in otto paesi europei e Sudamerica e che in Italia ha pubblicato cinque romanzi con la Sperling & Kupfer del Gruppo Mondadori e uno con la Fanucci editore. Sono uno dei pochi uomini che in Italia scrivono romanzi d’amore e ne vado fiero. Grazie alla scrittura ho potuto viaggiare e ho avuto la fortuna di presentare i miei romanzi in giro per l’Europa.

Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

Sono diventato uno scrittore per merito – o colpa – di una ragazza adorabile che a sua volta adorava Rosamunde Pilcher, una scrittrice inglese che di storie d’amore se ne intendeva parecchio. Un giorno lei mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era Ritorno a casa e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era I cercatori di conchiglie. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene.

Parlaci del tuo romanzo/dei tuoi romanzi

A me piace scrivere romanzi d’amore, perché scrivo quello che sento, quello che il mio cuore ha bisogno di esternare, io amo l’amore e tutti i suoi derivati. Come diceva Sean Connery nel film Scoprendo Forrester… “Scrivere non è pensare, è scrivere, la prima stesura va scritta di getto, in modo istintivo, non con la testa, ma nemmeno con il cuore, va scritta di pancia.” Quando io inizio a scrivere una storia lei è già tutta nella mia testa, dall’inizio alla fine, scrivere per me è come se avessi visto un bel film e lo raccontassi a qualcuno che non ha la possibilità di vederlo con i suoi occhi. Per questo cerco di creare con le parole delle immagini, per dare al lettore l’opportunità di vedere ciò che io ho già visto attraverso la mia immaginazione. Di sicuro per me scrivere ha la valenza di una seduta terapica, come se il libro fosse uno psicologo che ti ascolta senza pregiudizi e ti giudica in modo oggettivo. Sei consapevole che grazie a lui puoi dire la verità, tutta la verità, forse quella che non hai mai detto a nessuno, senza doversi preoccupare delle conseguenze.

Come hai avuto l’ispirazione del tuo romanzo/dei tuoi romanzi?

Il grande romanticismo che accompagna da sempre il mio modo di vivere la vita, la ricerca spasmodica della dolcezza, della sensibilità, nel percepire l’amore partendo dai dettagli, dai gesti più semplici e banali. Chi si avvicina ai miei romanzi, deve sapere che io sono uno scrittore di romanzi d’amore nel vero senso del termine. In ciò che scrivo non troverà la verità assoluta su questo sentimento, né la mia, troverà delle semplici pagine, delle semplici storie forse come ce ne sono state già tante, in cui far specchiare il proprio cuore e ritrovarsi o ritrovare quel sentimento che magari pensa di aver perso o mai provato.

Cos’hai provato la prima volta che hai avuto un tuo romanzo fra le mani?

La stessa emozione che ho avuto nel tenere tra le braccia le mie figlie appena nate, mi sono detto… “Ma davvero ho creato io una cosa tanto speciale?”

Raccontaci del tuo stile di scrittura e quale genere letterario preferisci per il tuo romanzo/i tuoi romanzi.

Amo il genere romantico, come quando leggo così anche nella scrittura cerco d’immedesimarmi nei personaggi delle storie.

Chi è il tuo scrittore preferito? Perché?

Jane Austen, perché? Jane Austen…Che altro?

Hai altre passioni?

La lettura, il cinema e l’arte.

Puoi svelarci i tuoi progetti letterari futuri?

In autunno uscirà in Italia il mio nuovo romanzo Principessa Saranghae, in Bulgaria il mio quinto romanzo e a Gennaio 2022 uscirà in tutti i paesi di lingua spagnola il seguito de Il primo caffè del mattino.   

Vuoi aggiungere qualcosa?

Sì, di non smettere mai di leggere, perché leggere dopo fare l’amore è la cosa più bella che possa fare un essere umano.

Grazie mille Diego!

Grazie a te Nadia!

2 commenti

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